27/09/2017

Il declino dell'assegno di divorzio


La notizia che la Cassazione ha inferto un duro colpo all'assegno di divorzio è ormai di dominio pubblico. 

Tutti i media hanno dato ampia eco alla notizia della sentenza con cui la Cassazione ha rivisitato i criteri sulla cui base accertare la spettanza dell'assegno divorzile. Era maggio dell'anno in corso (2017). Alla fine di agosto è arrivata un'altra bordata e chi aveva pensato alla prima pronuncia come ad un incidente di percorso ha dovuto ricredersi. 

La motivazione della seconda pronuncia di legittimità è più che stringata, si regge sul semplice richiamo della decisione di esordio del nuovo filone interpretativo; eppure, è una decisione che non usa mezzi termini, categorica nell’affermare che il declino dell'assegno di divorzio è davvero iniziato. 

Vale ricordare che la direzione inaugurata dalla sentenza n. 11504 del 10.05.2017  fa perno sul concetto di “autoresponsabilità economica“ che nella sostanza suona così: sì all'assegno di divorzio se il coniuge richiedente non sia economicamente autosufficiente; no all'assegno se egli sia economicamente autonomo o possa esserlo mettendo in pratica le proprie capacità professionali.
Al fine di scardinare l'orientamento che vigeva indisturbato da decenni, la Cassazione richiama le regole relative al mantenimento del figlio maggiorenne, il quale perde il diritto ad essere mantenuto allorquando diventa indipendente economicamente. Questa regola viene così riferita anche all'ex coniuge. 
Posto che il divorzio è una scelta di libertà e, anzi, è una scelta definitiva in tal senso - afferma la Cassazione - tale deve essere anche sul piano economico. 

Dopo la prima pronuncia si erano formate, come è ben comprensibile,  due correnti di pensiero: chi applaudiva all'affondo rivoluzionario (epocale, oserei dire), chi contestava duramente la mancanza di ogni considerazione per le sorti del coniuge debole. Ma, anche tra i sostenitori del revirement serpeggiava una certa incredulità, come dire, una sorta di timore che il nuovo orientamento, originale e inedito, non avrebbe ricevuto conferme dagli arresti successivi. 

Così, negli ultimi mesi, si era un po’ tutti alla finestra, e i giudici di merito schierati su due posizioni: da una parte, quelli  ossequiosi alla nuova impostazione, come Trib. Roma, sez.I, 23.06.2017, n. 12899; dall’altra, giudici dissociatisi da indicazioni giudicate astratte e non applicabili in concreto. 
Esemplare in tal senso la decisione del Tribunale di Udine dell’1.06.2017 la quale ha difeso il vecchio corso, affermando  che l’adeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente deve essere valutata sulla base dei criteri stabiliti dal legislatore “onde pervenire ad un’equa ponderazione di quello che è lo scioglimento di un precedente legame solidaristico” ed ha giudicato astratto il nuovo metro di giudizio, in quanto non ancorato ad alcun parametro effettivo.

La seconda sentenza è figlia della sua stagione, oziosa come tutti si è nel mese di agosto: non affronta una nuova riflessione sul tema, e va diritta all’accoglimento del ricorso dell’ex marito, determinato a non corrispondere alcun assegno per l’ex coniuge, insegnante di matematica, con una casa di proprietà e investimenti immobiliari effettuati di recente, moglie la quale aveva ricevuto altresì la somma di 156.000.00 euro dal marito in sede di separazione. 

La conferma del revirement era peraltro già contenuta in una precedente sentenza di inizio estate, sebbene relativa ad una fattispecie di revisione di precedenti condizioni di divorzio (Cass., sez. I, 22.06.2017,  n. 15481).
A quanto pare, dunque, l’orizzonte va schiarendosi, nel senso di una visione antisolidaristica del divorzio.

Certo, una ! da parte della stessa Cassazione è sempre possibile, ma per il momento la direzione è più che chiara.

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