23/10/2017

Non serve interdire l'anziano per impedire il matrimonio con la badante - Rita Rossi


Su Internet, come si sa, c’è di tutto: il buono e il cattivo, il bene e il male.
Così, mi sono imbattuta in un sito che, spacciandosi per sito che rende la legge accessibile a tutti, annuncia una fantomatica soluzione che la Corte di Cassazione avrebbe suggerito per fare annullare il matrimonio del genitore anziano con la badante molto più giovane di lui.
Sotto il titolo promettente, “Come impedire che il genitore anziano sposi la badante straniera”, leggo così che “la Suprema Corte, conscia del fatto che molti figli vorrebbero sapere come impedire che il genitore anziano sposi la badante straniera ha fornito due importanti chiarimenti”.
I chiarimenti sarebbero questi:
“non si può impugnare il matrimonio del genitore, nonostante la sproporzione di età con la futura consorte, se questi è stato sottoposto a una semplice amministrazione di sostegno”;
“è possibile, al contrario, impugnare il matrimonio del genitore se questi ha subito una dichiarazione di interdizione da parte del giudice”.
Ergo: se vuoi impedire quel matrimonio, fai interdire il genitore!


Un consiglio concreto, finalmente! potrebbe pensare chi ignora cosa sia l’interdizione giudiziale e quali i suoi nefasti effetti.
Voglio pensare, allora, che chi ha scritto quell’articolo così accattivante lo abbia scritto perchè ignorante in merito.
Il problema però rimane perchè un’iniziativa del genere incoraggia una certa faciloneria nel ricorrere all’ interdizione, quando al contrario la Cassazione va dicendo che l’interdizione è uno strumento del tutto residuale da usare in casi estremi ed estremamente ridotti, mentre è l’amministrazione del sostegno la star del sistema di protezione dei soggetti deboli.
Senza poi considerare che c’è in Parlamento un progetto di legge per abrogare definitivamente e cancellare per sempre la vecchia anticaglia oppressiva (benchè si trovi lì da ben due Legislature senza che i nostri onorevoli parlamentari se ne curino).
Dunque, con queste cose non si può essere leggeri, e tanto meno si può fraintendere (volutamente o per ignoranza che sia) ciò che afferma la Cassazione.


La sentenza di riferimento è dell’ 11 maggio 2017 (n. 11536), relativa ad un caso in cui i figli di un anziano ultraottantenne, invalido al 100%, avevano impugnato il matrimonio contratto dall ‘uomo con la badante quarantenne.
Il tribunale aveva respinto la domanda, mentre la corte d’appello l’aveva accolta, annullando il matrimonio.
La Cassazione ribalta, a sua volta, il precedente verdetto, escludendo la legittimazione ad agire dei figli dell’anziano, beneficiario di amministrazione di sostegno; e ciò in quanto la legge autorizza ad impugnare il matrimonio soltanto nel caso in cui la persona sia stata interdetta.
Ma la Cassazione non si ferma qui, e ha anzi cura di spiegare che non può porsi una dicotomia netta tra divieto di matrimonio per l’interdetto e libertà matrimoniale per il Beneficiario dell’Ads.

Il mondo non è sempre in bianco e nero, è l’insegnamento della Cassazione.
L’Ads è un istituto elastico in cui - a seconda dei casi concreti - il Beneficiario potrà sposarsi liberamente e validamente (e sarà la stragrande maggioranza dei casi) oppure essere impedito a farlo, da parte del Giudice, nel suo stesso ed esclusivo interesse. E allorquando vi sia questo divieto, allora, la sua violazione autorizzerà l’azione per l’annullamento del matrimonio.

Dunque, non è assolutamente necessario interdire un uomo per farne invalidare il matrimonio con la giovane badante. La strada per salvaguardarne gli interessi patrimoniali, allorchè vi sia rischio di dissipazione rovinosa dei suoi beni, è quella di chiedere al Giudice una limitazione, là dove occorra, alla possibilità di sposarsi. E il Giudice tutelare dovrà/potrà pronunciare quel divieto se esso serva a preservare il diretto interessato rispetto a possibili rischi per la propria sussistenza o per la propria qualità di vita.

Avv. Giovanni Catellani

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